Migrare per vivere è un diritto naturale. Nasce da questa riflessione il progetto Specie Migranti che da circa due anni stiamo portando avanti in vari paesi italiani.
Dopo alcuni muri realizzati insieme, lo scuolabus di Cupramontana e “L’arca dei saperi” all’interno dell’Università di Siena, abbiamo iniziato a pensare a come poter parlare di questa delicata tematica unendo i nostri due differenti linguaggi e abbiamo messo a fuoco il progetto “Specie migranti”.
In un momento storico in cui, nonostante l’estremo bisogno di un dialogo politico collettivo pubblico, molta arte urbana (ma non solo), si rifugia, a nostro avviso, in un decorativismo più orientato ad una visione di “concordia” ed “equilibrio” architettonico e sociale, il progetto “Specie migranti” vuole allacciarsi ad una tradizione muralista in cui tornino in primo piano le storie di chi la strada la vive e l’urgenza di raccontarle.
Sentiamo molto forte il bisogno di distaccarci dalla concezione bi-dimensionale che i media stanno costruendo dei migranti, quasi fossero una massa appiattita, un’immagine da cartolina sbiadita o peggio, da locandina di film catastrofico. Troviamo rivoltante, quasi da avere fastidio ad usarli, la banalizzazione che molti termini quali “migrante”, “richiedente asilo”, “clandestino”, etc. stanno subendo per un’operazione di demonizzazione mass-mediatica. In questa direzione, Specie Migranti vuole essere un’indagine sia dentro noi stessi e i preconcetti derivanti dall’essere nostro malgrado, inseriti in questo flusso di pensiero, che all’interno delle storie delle persone che per scelta, bisogno, necessità cambiano luogo in cui vivere.

Migrare: gli animali lo fanno ad ogni stagione, si spostano per trovare luoghi dove possono vivere meglio, se in inverno rimanessero nei posti freddi morirebbero e piano piano la loro specie si estinguerebbe. Migrare è una cosa naturale, un passaggio semplice e automatico, innato; dovrebbe essere un diritto universale, di tutte le specie viventi; perché per l’uomo deve essere una condanna?
Per portare questo messaggio dappertutto, abbiamo trasformato questa idea in un progetto itinerante site specific, infatti ogni volta studiamo gli animali migratori del posto dove realizzeremo il murale e li “mixiamo” con texture ed elementi tipici di popolazioni migranti che abitano quelle zone.

Se i primi tre muri erano il risultato di uno studio esclusivamente virtuale (col senno di poi anche molto ingenuo), negli ultimi lavori realizzati abbiamo avuto la fortuna di dialogare direttamente con le persone: per esempio a Jesi abbiamo fatto un incontro con i ragazzi nella scuola media e con gli abitanti del quartiere San Giuseppe che ci hanno portato i loro abiti e altri elementi simbolo delle loro culture, a San Sepolcro invece abbiamo preparato dei questionari da far compilare agli abitanti del Borgo da cui abbiamo preso spunto per tratteggiare il carattere dei personaggi e delineare i corpi dei vari storni. Accanto a domande specifiche relative alla provenienza abbiamo inserito anche domande legate al viaggio, all’accoglienza, alla propria bandiera ideale, a ciò che hanno lasciato e trovato: una raccolta di informazioni preziosa che ci ha permesso di realizzare un muro che è in qualche modo lo specchio di chi ci passerà ogni giorno.
Nel tempo e con la produzione di pareti sempre nuove abbiamo man mano cambiato il nostro approccio al tema, da una visione univoca, in cui cercavamo di rappresentare una nostra visione personale sulla migrazione, ad oggi in cui ogni muro è preceduto da una forte interazione con il territorio. Abbiamo imparato ad “ascoltare” il luogo.
All’interno di un processo creativo, in cui sempre più cerchiamo di raccogliere racconti, simboli, oggetti sia figurati che figurali, attraverso incontri con chi abita un determinato luogo, in cui il concetto di “abitare” rifugge dal concetto di “possedere”, i nostri lavori vogliono essere una sintesi delle impressioni raccolte, un modo di narrare storie a-biografico, in cui ognuno possa ritrovare all’interno il proprio personale viaggio, la propria intima migrazione.

Parallelamente ai murales, stiamo cercando di trasformare “Specie Migranti” in laboratori didattici per bambini e ragazzi da realizzare in scuole, ludoteche, librerie. Ci piacerebbe inoltre raccogliere i risultati dei laboratori, i nostri personaggi e le loro storie all’interno di una pubblicazione, una sorta di enciclopedia illustrata con le varie Specie migranti da presentare nei contesti più disparati, conferenze, mostre, festival, circoli di anziani, associazioni culturali, scuole, anche panetterie.
Devono migrare com’è nella loro natura.

Fino ad oggi abbiamo realizzato 5 murales della serie Specie Migranti:

Specie migranti #01: Airone cenerino + Storno (Formello/Roma)

Specie migranti #02: 
Sgombro + Sardina (All’interno di “Vedo a colori” – Civitanova/Macerata)

Specie migranti #03: Beccaccia + Pettirosso (All’interno “Di Beu-Beu Art Festival” – Ambra/Arezzo)

Specie migranti #04: Airone Nitticora (tipico della Riserva Naturale di Ripa bianca di Jesi) + Martin pescatore (Jesi)

 Specie migranti #05: Storni (San Sepolcro/Arezzo)

Specie migranti #06: Germani reali (Lanificio Paoletti/Follina – TR)

Specie migranti è un progetto di Lisa Gelli e Nicola Alessandrini.

Per ospitare il prossimo muro della serie Specie migranti o proporci attività collegate a questo progetto, potete scriverci a lisa.caos@gmail.com e luigiangelici@yahoo.it.